I contratti su Internet che accettiamo facilmente

Tempo Economico 2004

L’innovazione corre più veloce delle regole di diritto di cui avrebbe bisogno.

Sarà capitato anche a voi recentemente di essere invitati da qualche conoscente a LinkedIn, un servizio che offre la possibilità di aggregarsi ad altre persone in una rete di connessioni virtuali, attraverso le quali è possibile entrare in contatto con chiunque secondo i principi descritti da Mark Buchanan nel suo libro Nexus .

Nella teoria delle reti si sostiene che attraverso una catena di sei persone interconnesse da una relazione sia possibile ad un signor nessuno di entrare in contatto con il presidente americano. Affascinante teoria questa, che è stata efficacemente adottata dai servizi come LinkedIn per facilitare l’aggregazione delle persone attraverso Internet e che permette quindi di sviluppare una rete di relazioni a catena, utile ai propri affari e per trovare un lavoro, sfruttando il passa parola e la presentazione di altri conoscenti, dopo una semplice registrazione.

Un’ottima e utile idea la cui utilità pratica per ogni singola persona registrata è funzione del numero di “punti” che compongono la rete di relazioni e il progressivo intersecarsi delle stesse.

Il problema di questi servizi innovativi nasce proprio in merito alla registrazione personale, cioè alla necessità di dichiarare chi si è, cosa si fa e connettere a se stessi, o trovarsi connessi ad altre persone note, ma delle cui azioni non potremmo mai rispondere in caso di comportamenti illeciti. Sia chiaro, il punto non è quello che si consideri rischiosa una tale possibile evenienza, perché altrimenti avremmo molte ragioni anche fuori da Internet per non legarci a nessuno, ma il fatto che più o meno inconsapevolmente si aderisca a un contratto di gestione della nostra privacy e ad un regolamento del servizio che fa riferimento a leggi americane, rispetto alla cui applicazione non possiamo esercitare i nostri diritti di cittadini italiani ed europei.

Nel regolamento del servizio di LinkedIn si cita che le informazioni personali degli iscritti potrebbero essere fornite se richieste dalla legge (quella americana), e che tale fornitura potrebbe essere fatta dai gestori se credessero, in buona fede, che sia necessario rispettare un ordine di una corte in un processo o per auto-difendersi da cause legali intentate contro la società stessa.

Ora immaginiamo che una persona, a cui noi risultiamo linkati sul servizio più o meno consapevolmente e direttamente, sia oggetto di indagine per atti illeciti che interessano la legge americana, noi potremmo essere consultati dall’intelligence per risalire a questo fuorilegge. Ciò potrà sembrare un passaggio di fiction da “Nemico pubblico”, ma il limite di questi sistemi non è ovviamente nell’abuso di potere che potrebbe essere fatto delle informazioni personali, ben lungi dall’essere considerato per un paese civile, ma il fatto che le regole ad essi applicate non siano dello stesso sistema di diritto a cui noi italiani apparteniamo, con ciò che questo comporta.

Quindi una buona e nuova idea nata con Internet, che si è imposta ancora una volta più velocemente della possibilità di disporre di norme e leggi che la regolino a livello internazionale.

Per cogliere tutte le opportunità offerte da Internet è importante porre attenzione a cosa si ” accetta ” quando si clicca al termine di quei lunghi contratti che spesso evitiamo di leggere. Le decine di contratti accettati da ciascuno di noi sono causa di incubi notturni, come quello nel quale un funzionario della Microsoft ci suona alla porta pretendendo il nostro fegato, perché senza rendercene conto abbiamo dato la nostra autorizzazione alla donazione di un organo.

Andrea Giovenali