Restaurazione ed Innovazione

Tempo Economico 2005

I due volti dell’Italia dei media e delle tecnologie

Quando verrà pubblicato questo articolo i frenetici fatti finanziari e di potere intorno alla proprietà del Corriere della Sera di questa estate 2005 potrebbero essersi già compiuti, con il risultato di una gigantesca operazione speculativa e una ritirata, o con l’acquisizione da parte di nuovi soci del giornale di Via Solferino.

Nessuno può obiettare a riguardo del valore industriale della RCS, né che il suo possesso rappresenti in questo paese una fonte di potere e orientamento del consenso, ancora per qualche anno. Probabilmente pochi.

L’affanno, il chiasso e la frenesia finanziaria, politica ed ideologica scatenata da queste vicende sono lo specchio di un paese con una visione che non va oltre i prossimi tre o quattro anni, che attribuisce a favore o contro al nuovo possesso del Corriere un valore strumentale e di generazione del consenso, come se l’orologio della storia e dello sviluppo tecnologico e dei mass media non avesse mai preso avvio anche in Italia.

Nell’arco di pochi anni la capacità di incidere sul consenso esercitata attraverso i mass media tradizionali perderà molta forza, o non eserciterà più valore su ampie fasce di popolazione che rappresentano le generazioni di elettori a venire.

Basta osservare quanto avvenuto in USA nelle ultime elezioni presidenziali, per le quali Internet ha svolto una funzione multipla di aggregazione di comunità elettorali, di strumento di raccolta di fondi, e di megafono per i messaggi dei candidati.

Perché allora affannarsi per il milioncino di lettori del Corrierone, se già decine di milioni di cittadini italiani usano più o meno frequentemente Internet per fare le cose più disparate e importanti della loro vita?

Perché Internet, da questo e molti altri punti di vista, non funziona e non può essere usato come i media tradizionali per generare consenso. Ma anche perché, a sentire il mondo della finanza, non ci si cava un euro – è bene ricordare quanti ne sono stati cavati in modo speculativo quando Internet esprimeva un valore pari a un decimo di quello attuale. Ma anche perché nessuno, nella classe politica, ci capisce un’acca di Internet.

La struttura di Internet implica un processo di partecipazione all’informazione da parte degli individui di segno opposto a quello dei media tradizionali. A poche fonti nazionali d’informazione, si contrappone una molteplicità di fonti senza confini. A fronte di palinsesti pre-costituiti e ripetitivi, il web offre la possibilità ad ogni persona di costruire il proprio palinsensto. Il fattore e la libertà di scelta dell’individuo si ampliano con Internet, e anche la capacità di controllo, come conseguenza, si riduce.

Purtroppo, i primi a capire queste potenzialità non sono stati i poteri costituiti, evolutisi con e grazie ai media tradizionali, ma i nuovi terroristi globali, alle cui scorribande su Internet i governi non riescono a imporre un controllo.

Per queste ragioni, la battaglia del Corriere appare un capitolo di restaurazione, di un paese che si ostina a non guardare avanti, a non comprendere che la garanzia di sviluppo e crescita dei prossimi decenni passa solo attraverso l’innovazione tecnologica. Quindi a mio modesto parere, il problema non è chi e per quale motivo avrà vinto, ma il fatto che, comunque avvenga o non sia avvenuta, la scalata al Corriere è un ulteriore segno che, anziché costruire nuovi avamposti dello sviluppo e dell’innovazione del paese, si continui a preferire l’occupazione di vecchi feudi e castelli, da cui controllare il parco.

Nel frattempo in un parco, quello di Villa Borghese, è stata realizzata una rete senza fili di accesso ad Internet. Questo è un modello un po’ bucolico di Internet, ma sicuramente efficace nel fornire un piccolo contributo alla modernizzazione del paese, la cui chiave di successo passa attraverso la disponibilità e l’accesso universale alla rete per il più ampio numero di persone.

Il processo di trasformazione sospinto dalla tecnologie richiederà ancora qualche anno, molti di più di quelli che un paese industrializzato come il nostro meriterebbe. Se il paese non avrà volontà di promuovere l’innovazione, la stessa ci entrerà comunque dalla finestra. I nostri castellani saranno impegnati, in quel momento, a generare consenso al vento.

Andrea Giovenali