Pubblimatici per Internet

Pubblico, 19/4/95

Appena varate Video On Line e Italia On line, i primi due prodotti italiani sul World Wide Web con palesi obiettivi commerciali, è salito l’interesse per le aziende più attente all’innovazione in merito alla potenzialità di utilizzo pubblicitario di Internet e in pochi giorni ben tre Società mi hanno contattato per capirne di più.

I pochi casi di comunicazione pubblicitaria su Internet in Italia sono validi esempi di come non si siano ancora compresi i principi fondamentali sui quali si basa la rete stessa.

Internet, e quanto vi è contenuto, non è un veicolo di comunicazione in quanto tale, perché il rapporto con l’utente non è a senso unico e non avviene attraverso una fruizione passiva del messaggio.

Il linguaggio ipertestuale e la libera navigazione soddisfano la necessità d’informazione dell’utente, dando vita ad un rapporto bi-direzionale con il media. Perciò, il contenuto d’informazione, e ancor di più la componente di servizio, sono i due cardini sui quali si dovrebbe basare ogni pagina su Internet, commerciale o no. Gli operatori della pubblicità dovrebbero iniziare a reputarsi informatori pubblicitari più che comunicatori.   Superato questo primo ostacolo culturale del modo di fare pubblicità ecco alcuni piccoli suggerimenti iniziali per usare il mezzo:

a) Internet, anche se si sa molto poco ancora sul profilo certo dell’utente, è un mondo giovane e prevalentemente maschile, anche se si allargherà ad altri gruppi   della società come avvenuto negli USA. Per il momento sono soldi buttati via quelli per la pubblicità di fiori o collanti per dentiere, molto meglio se usati per birre, abbigliamento casual, motoveicoli e tutta quella ampia serie di categorie merceologiche che orbitano nel mondo dei giovani.

b) In Italia, oltre ad essere molto bassa ancora la penetrazione di modem, il tipo di apparati disponibili nelle case è di primordiale qualità, con bassissime velocità di trasmissione e ricezione dei dati per unità di tempo. Quella di immettere sulla rete filmati digitali o rappresentazioni ricche di sfumature e particolari come il Giudizio Universale di Michelangelo è una chimera per chi lo ha ideato e una frustrazione per chi non può farne uso da casa. Per caricare una semplice immagine fotografica sul proprio PC con un modem lento sono necessari alcuni minuti, mentre un trailer richiede ore e software complessi. Meglio allora frasi sintetiche che adottano una grafica semplice, icone e poche immagini alla Silicon Graphics, oltre a un uso intelligente dell’ipertesto e una cura particolare del linguaggio.

c) Nella rete non si incappa per caso nella pubblicità se non la si va   a cercare, ed è facilmente evitabile dagli utenti se non reputata necessaria a qualcosa. La doppia pagina pubblicitaria di un periodico patinato non sortisce nessun effetto se trasferita tale e quale su una pagina elettronicadi WWW. Codici emotivi, spettacolari , fantastici non adescano il navigatore di Internet, che preferisce informarsi sulle caratteristiche di un’autovettura, sui modelli disponibili, sui costi e sulle promozioni in corso, piuttosto che ammirare un quadretto con strada, mare e tramonto con vettura inclusa. Un’azienda può anche sponsorizzare e offrire forme di servizio agli utenti o opportunità di intrattenimento, come un videogioco o un cruciverba, ad esempio. Ma l’antico dubbio che il mecenatismo non aiuti a vendere si pone anche in questo caso, tanto vale usare la rete proprio come punto vendita.

La cosa più opportuna è scovare validi requisiti in un prodotto e metterli a disposizione degli utenti con correttezza e razionalità, dando modo ad essi di dire la loro, magari chiedendogli in cambio nome e coordinate.

La domanda ricorrente in questo periodo è anche “Quanto costa fare pubblicità su Internet?”, argomento sul quale neppure i fornitori di servizio sembrano avere le idee chiarissime. Maggiore è la componente di servizio messa a disposizione degli utenti dall’azienda, minore dovrebbe essere il costo ad essa richiesto. La definizione del giusto valore di partenza tiene conto di molti aspetti, tra cui la complessità di esecuzione e la   frequenza di aggiornamento della stessa.

Per finire, una nota a riguardo proprio dei servizi apparsi in Italia e che non si possono reputare graficamente e concettualmente affascinanti, intriganti, coinvolgenti e semplici, soprattutto se si voglia favorire con essi l’accesso a Internet anche ai profani del PC. L’intervento di un pubblicitario potrebbe dare contributi importanti al miglioramento delle finestre, se ingegneri e affini non sono, giustamente, in grado di farlo.

Informatica e comunicazione sono prossimi al rendez vous anche in Italia e già si assiste ai primi timidi approcci tra ingegneri informatici e pubblicitari, quelli che daranno vita ad un mutante chiamato pubblimatico.

Andrea Giovenali