La pancia e la flemma

Tempo Economico 2005

L’impietoso giudizio del WEF sulla confidenza italica con le tecnologie

Ma perché il Ministro Stanca si è arrabbiato tanto quando a marzo il World Economic Forum, nel suo rapporto annuale sul grado di sviluppo dell’Information e Communication Technology nel mondo, ha registrato una retrocessione dell’Italia dal 28° posto del 2003, al 45° del 2004?

È giusto riconoscere al Ministro il valore dei suoi sforzi e le sue iniziative per favorire lo sviluppo a questo riguardo, ma ci si dimentica che, come per molti altri ambiti e indicatori dello stato di salute del paese, anche il ritardo accumulato nel livello di confidenza ed adozione delle tecnologie richiederà molti anni e il recupero di un trend , a riguardo del quale la retrocessione del WEF è solo una delle molte facce.

Giudicare penalizzante e inveritiero un rapporto come quello del WEF conferma una delle altre nostre tristi consuetudini, quella per la quale il nostro paese ha scarsa confidenza con la ricerca di mercato, soprattutto quando essa ci pone un confronto con altri paesi, e non dice quello che vorremmo sentirci dire. Tanto per parlare di classifiche, l’Italia risulta essere al 16° posto per spesa pro-capite in materia di ricerca di mercato nel 2003 (Esomar), perché come ci si vanta: “l’Italia è un paese di imprenditori che usano la pancia “.

La dimostrazione di forza e salute di un paese in un ambito come quello dello sviluppo tecnologico non è misura della quantità di utenti Internet, di telefoni cellulari, o di set-top box digitali e satellitari. Sarebbe opportuno verificare quanto e come Internet venga impiegato dai nostri italiani, e quale importanza i nostri concittadini attribuiscano alle tecnologie e al loro impatto sulla vita di tutti i giorni, cosa che il rapporto WEF fa puntualmente.

Ricerche condotte dalla mia società negli ultimi anni sull’utenza di servizi Internet, riferite a vari settori dei servizi, hanno messo in luce come le attese espresse dalle persone e la potenzialità di sviluppo del valore di questi servizi, siano ampiamente sottovalutati dalle aziende ed istituzioni, e il sistema di offerta sia in ritardo e carente dal punto di vista dell’innovazione.

Quindi la questione è più qualitativa, che non quantitativa, lo specchio di un divario che non trova risposte in valutazioni economiche e disponibilità finanziarie per assicurarsi la tecnologia stessa, ma primariamente è lo specchio di uno stato socio-culturale arretrato e un sistema imprenditoriale che esprime scarsa fiducia nel ruolo che le tecnologie possono svolgere per lo sviluppo.

Il nostro è un paese che invecchia più di altri, siamo il paese più televisivo del mondo, la liberalizzazione nel comparto delle telecomunicazioni si è avviata solo da una manciata di anni, abbiamo più telefonini che abitanti, ma li usiamo solo per presidiare ogni movimento dei nostri familiari.

Sarà impietosa la retrocessione del WEF, poco puntuale e addirittura punitiva degli sforzi di questo Governo, ma un buon modo di porsi potrebbe essere quello di credere che una ricerca qualitativa dica molte più cose in merito allo stato dell’arte del nostro paese, e che questo suggerisca di attuare un grande sforzo in quantità di iniziative, soprattutto da varare con grande velocità. Le tecnologie hanno generato anche un impatto sui tempi con i quali le cose accadono e si devono fare accadere, altra cosa con la quale i flemmatici italiani vanno poco d’accordo. Quindi, c’è ancora un sacco da fare, molto in fretta.

Andrea Giovenali