Il tempo è denaro, il lancio della pay-Tv

Strategia, febbraio1997

Sono entrato a far parte del gruppo di pionieri che sono utenti della “nuova Tv” in Italia.

Ho preso questa decisione lo scorso Natale, quando mi sono recato in uno di quei grandi store d’elettronica di consumo per acquistare l’apparato tecnico e sottoscrivere un abbonamento alla Tv digitale.

Fingendo d’essere un cliente qualsiasi, e non un conoscitore di questa materia, ho vissuto un’esperienza interessante ed esemplificativa delle emozioni da un lato, e delle difficoltà dall’altro, che possa incontrare un neo-utente e abbonato di Tv digitale tematica in Italia.

Premesso che io fossi a conoscenza di molte delle caratteristiche dell’offerta e del suo costo, e sottraendomi quindi alla reazione del – “Caspita, quanto costa!” – o – “Mi scusi, ma quale è la differenza tra il digitale e l’analgesico ” -, vorrei iniziare dall’emozione.

Avvicinandomi alla signorina preposta al servizio abbonamenti ho scoperto d’essere il primo cliente che faceva richiesta d’informazioni a proposito di Tv a pagamento, fatto che ha generato un fremito d’inaspettata gioia e una scarica adrenalinica da ansia professionale alla signorina stessa.

La mia emozione è stata simile a quella provata dai pionieri della Mayflower, approdati in terra americana sapendo che lì esistevano promesse, ma anche molte incognite da affrontare, e che il fatto d’essere un gruppo sparuto, ma molto affiatato, li avrebbe confortati nell’opera di creare un “nuovo mondo”.

Ecco, ho provato l’orgoglio e la gioia d’essere uno dei primi a contribuire a cambiare le “cose” televisive italiane e rimpadronirmi del mio prezioso tempo – questa almeno è stata la promessa molto allettante.

I problemi sono iniziati quando la signorina ha iniziato ad offrirmi pacchetti Standard, Bonus o SuperBonus, eccetera, con una serie d’integrazioni, eccezioni, offerte, promozioni, che mi hanno gettato nel dubbio di “fare la cosa giusta”.

Poco amante del calcio, ho scelto di crearmi una finestra sul mondo abbonandomi a canali stranieri e tematici musicali e di vario intrattenimento, ma ciò è stato possibile solo perché avevo avuto opportunità di conoscerli oltreoceano.

Mi domando: “Ma chi sceglie di spendere qualche centinaio di mila lire l’anno per abbonarsi, è più interessato a capire che cosa potrà vedere, o che, con una minima spesa in più, potrà vedere tanto di più?”

Le logiche quantitative d’offerta sono già state suicide in molte occasioni, e la Tv tematica non è esattamente qualcosa “che più ne ho, e più son felice”.

Effettuata la scelta di noleggiare il decoder per evitare una spesa dissennata – ahimé! chi può dire quale sarà la piattaforma digitale domani mattina? -, è cominciata una lunga procedura di riempimento del modulo di sottoscrizione, che ha richiesto una tripla cestinatura e riscrittura del modulo per errori e cattiva interpretazione dei campi da riempire, una telefonata al centro servizi, e fotocopie di un documento personale.

Mentre avveniva ciò, in una bolgia affollata di clienti alla ricerca del commesso giusto per i televisori e per i frullatori, ho cominciato la mia serie di domande per capire quale era la giusta parabola per le mie esigenze e come potessi far convivere tre decoder e un videoregistratore. La gentilezza del tecnico è stata sufficiente per ritrovarmi in qualche decina di minuti con in mano venticinque metri di cavo coassiale, una scart, qualche presa “femmina” e qualche spina “maschio” (?!), e un enorme scatolone quadrato, con la parabola dentro.

Nonostante ciò, non ero convinto che l’acquisto fosse dei più ponderati, e ho pensato subito che mi sarei potuto evitare un pomeriggio domenicale a cercare di replicare quell’improbabile schema di collegamento abbozzato sul retro di un catalogo, per far funzionare tutto quanto…ma nessuno mi ha proposto una soluzione.

Risultato: un milione circa di spesa, e due ore trascorse in un girone dell’Inferno.

Essere pionieri ha sempre un costo, perché si deve aprire la strada a chi verrà dopo, ma senza attribuire colpe alla signorina o al tecnico, che in quella giornata pre-natalizia si sono dati veramente da fare per coccolare un cliente e semplificare le cose, forse si deve fare una riflessione sulla complessità di tutta l’operazione.

Non nego d’essermi aiutato ogni tanto con un po’ della mia conoscenza sull’argomento, ma per un qualsiasi potenziale cliente per il quale la Tv tematica è: – “Finalmente mi vedo la Juventus anche in trasferta!” -, quanto è difficile, lungo e dispendioso procurarsi questo biglietto virtuale allo stadio?

Procurarsi l’occorrente, capire di che si tratta e abbonarsi, non può essere molto più complicato di acquistare un televisore, attaccarsi all’antenna centralizzata e ricevere i programmi tradizionali.

Se si desidera che la “nuova Tv” in Italia diventi presto un successo, non per decine di milioni di famiglie, ma per quel numero e tipo di pubblico sufficiente a destare l’attenzione degli investitori pubblicitari, si dovrebbe investire molto nell’informazione, nel servizio completo all’utente e in una politica di prezzo adeguata. Questi sono i modi per convincere un comune utente a riguadagnarsi un po’ del suo prezioso tempo, perso nell’oceano di cattiva Tv generalista.

È proprio sul valore “tempo” che i nuovi player della Tv tematica devono investire.

In Italia, l’unico modo per modernizzare l’informazione e l’intrattenimento è quello d’attaccarci al satellite, visto che il cavo non esiste, e le attese e la domanda da parte del pubblico sono vive…ma non gli si può chiedere troppo.

Make it easier and simpler!

Andrea Giovenali