Il gatto che si morde la coda

Tempo Economico 2005

Gli operatori della telefonia mobile e il gap con Internet

Mentre la velocità per navigare con Internet raddoppia da un mese con l’altro e la rete si continua a popolare di contenuti e servizi – tra cui ormai la diffusione di programmi Tv e pubblicità -, il compimento della prevista convergenza tra strumenti e contenuti digitali richiederà ancora un po’ di tempo. La grande ritardataria all’appuntamento della confluenza ed integrazione multimediale e digitale è la telefonia mobile. Nonostante più telefoni cellulari siano ormai presenti in ogni famiglia, l’industria del mobile sembra non essere in grado di sfruttare questo enorme potenziale numerico a disposizione, ed è oggi costretta a colmare un gap tecnologico e di servizio con Internet. Si susseguono in questi mesi annunci relativi al lancio di servizi Tv sul telefonino, ma il sistema dell’offerta soffre di alcuni mali e problemi che rischiano di relegare la promessa di un’integrazione del telefono cellulare con Internet a pochissimi servizi a valore aggiunto. Le ragioni sono tecnologiche, economiche e di politiche industriali. Partiamo da quelle tecnologiche. Le velocità di trasmissione sulle reti di telefonia mobile sono ancora contenute, il vantaggio percepito dagli utenti delle recenti reti UMTS è ancora relativo, lo dimostra la quota ancora contenuta di servizi multimediali venduti nel nostro paese. Inoltre, le reti Wi-Fi che consentono di connettersi ad altissima velocità ai servizi di Internet rappresentano già una realtà e un concorrente al previsto salto tecnologico della telefonia che dovrebbe portare a breve velocità fino a 10 Mb/s. Infine, i produttori di terminali stanno facendo molti sforzi per migliorare l’usabilità dei telefoni e rendere più semplice a chiunque l’accesso a servizi evoluti, ma le dimensioni fisiche dello schermo e della tastiera di un cellulare sono dei limiti intrinseci di questi strumenti. Gli operatori della telefonia hanno dovuto sborsare centinaia di milioni di euro per le licenze e realizzare le infrastrutture di trasmissione, rispetto allo sviluppo spontaneo di cui ha beneficiato Internet per la sua crescita. Gli operatori, che oggi guadagnano lautamente dai servizi voce e soprattutto dagli SMS, sanno che il futuro dei loro ricavi passa attraverso la distribuzione di servizi a valore aggiunto, ma ancora non sanno quale possa essere il modello di business più corretto. Ciò rende i servizi oggi già disponibili inaccessibili ai più per il costo richiesto, e tariffati secondo la quantità di byte scaricati, un modello antitetico allo sviluppo di un’offerta basata sui contenuti.

Per le ragioni suddette, le politiche industriali e competitive sviluppate dagli operatori sono protezionistiche e a tendere potrebbero rivelarsi pericolose per essi stessi. Le compagnie di servizi mobile hanno l’ambizione di coprire tutti i ruoli all’interno della filiera: vendono cellulari, distribuiscono contenuti, fanno gli editori, e offrono anche il servizio voce. Questo esasperato controllo della catena del valore riduce il ruolo di innovazione tecnologica che i produttori di terminali potrebbero apportare per favorire lo sviluppo di nuovi servizi. Un apparato più intelligente e che fa più cose che prescindono dall’operatore, o coinvolgono altri fornitori di servizi, è vissuto come una minaccia da tutte le compagnie di telefonia mobile.   Questo ha dato vita anche a forme di hackeraggio dei telefoni cellulari da parte degli utenti, che si vogliono “liberare” dalla SIM imposta dall’operatore, che ha sua volta, di fatto, regalato con l’abbonamento il telefono. Sono segnali inequivocabili di un mercato che ha necessità di aprirsi a potenzialità di sviluppo enormi, e che altrimenti rischia di finire come un gatto che si morde la coda, con gli operatori che non saprebbero come ampliare i ricavi perché i servizi da sviluppare richiederebbero un’innovazione tecnologica degli apparati di cui sono loro stessi ad interdirne l’applicazione e indirettamente lo sviluppo.

Le soluzioni possono essere quelle di favorire un sistema più aperto,   stimolare l’accesso ai più vari fornitori di servizi, puntare maggiormente sulla centralità di Internet, ma soprattutto basare la sviluppo di nuovi servizi sui principi di ubiquità, contestualità, socialità e mobilità dell’utente…e pensare meno alla Tv sul telefonino. Andatevi a vedere Dodgeball – www.dodgeball.com – per averne un’idea.

Andrea Giovenali